Sfondo titolo Azienda

Cicatrici

FERITE DIFFICILI    E    CICATRICI

La cicatrice è la conseguenza di una ferita sia essa da trauma accidentale che da intervento chirurgico, ustione, malattia cutanea. Infatti il danneggiamento più o meno profondo dei diversi strati della cute comporta una serie di fenomeni primo tra tutti l'infiammazione e quindi, a distanza di alcune ore, la contrazione della ferita, la formazione di nuovi vasi sanguigni e la deposizione di un neo tessuto, ad opera dei fibroblasti, costituito da microfibrille di collagene. Questo si realizza nella maggior parte dei casi, mentre talvolta per le condizioni locali o la presenza di concause quali infezioni o problemi metabolici, tale processo tende a cronicizzare senza giungere alla sperata guarigione. Si parla di FERITE DIFFICILI.

La Chirurgia Plastica ed Estetica si differenzia da altre discipline perché il risultato è direttamente legato alla qualità e visibilità della cicatrice. Una brutta cicatrice può infatti inficiare anche il migliore degli interventi. Per questo motivo il chirurgo plastico da sempre, più di altri, è chiamato a porre la massima attenzione, sia alla sutura che alla medicazione, in quanto questi sono i presupposti indispensabili per una buona cicatrizzazione. La presenza di una cicatrice è segno di avvenuta guarigione: molte volte giungono alla nostra attenzione dei pazienti dicendo che il chirurgo plastico non lascia cicatrici; questo ovviamente è errato, ma diciamo che nel bagaglio culturale di un chirurgo estetico vi sono delle nozioni che permettono di lasciare il meno possibile traccia del suo operato.

Mi rimarrà una cicatrice visibile?
La visibilità della cicatrice è legata innanzi tutto alla sede. Vi sono alcune zone anatomiche in cui la cute non è sotto tensione o dove si può far cadere l’incisione nelle pieghe cutanee naturali (es. solco nasogenieno), altre, come ad esempio la regione sternale od il dorso dove il sottocute è scarsamente rappresentato ed i tessuti poco elastici; in questi casi è facile che si verifichi una diastasi della sutura od una ipertrofia vera e propria. La comparsa di una infezione, una ecchimosi o ematoma o di un qualsiasi fattore che ritardi la guarigione può portare ad un peggiore risultato; in linea di massima vale la regola di rimuovere i punti il prima possibile per lasciare un segno meno visibile. La predisposizione genetica a sviluppare brutte cicatrici (cheloidi) è un elemento da considerate attentamente e valutare nel programma di un intervento: i bambini ed i soggetti di cute scura o negra tendono a sviluppare cheloidi più frequentemente.

Cos’è il cheloide
Con questo termine si intende una cicatrice caratterizzata da tessuto fibroso di riparazione esuberante. Mentre la cicatrice ipertrofica rimane limitata alla sede della ferita originaria, il cheloide si estende oltre questa sede, con propaggini simili a chele, accompagnata da sintomatologia crampiforme. Le sedi preferenziali sono i lobi auricolari, le spalle, la parte superiore del dorso ed il torace. Sono più frequentemente più colpiti i soggetti di razza nera ed i bambini. La diagnosi si basa sulla storia clinica e l’esame obiettivo; la diagnosi differenziale va posta con alcuni tumori tipo: dermatofibrosarcoma protuberans, tumore desmoide o granuloma da corpo estraneo. La biopsia è giustificata solo nel caso di dubbio diagnostico, in quanto può provocare una cicatrice peggiore. I sintomi sono prevalentemente: prurito, senso di fastidio o vero e proprio dolore.

Cosa fare per evitarlo?
Nei soggetti predisposti al momento dell’intervento può essere praticata una iniezione intralesione di corticosteroidi. Si raccomanda inoltre in questi casi uno stretto follow up clinico.

Come si tratta un cheloide?
Il trattamento dipende molto dalla sede in cui si è sviluppato. Come già ricordato, è da proscrivere il trattamento chirurgico salvo casi eccezionali menzionati sotto . Tra i presidi terapeutici più accreditati si annoverano le infiltrazioni di corticosteroidi diluiti, dilazionate nel tempo per evitare la atrofia del sottocute o l’insorgenza di reticoli di capillari: queste infiltrazioni avvengono ambulatoriamente e sono quasi indolori. Inoltre l’applicazione continuativa di gel di silicone sembra che crei un microambiente anossico attorno alla cicatrice che ne permette un appiattimento ed una progressiva regressione della ipercromia. Tale metodica perché porti ad un risultato deve essere protratta nel tempo, almeno tre o 4 mesi. L’exeresi del cheloide, preceduta e seguita da desensibilizzazione con infiltrazione di corticosteroidi  si è dimostrata in taluni casi un’ottima metodica.

Potrò espormi ai raggi solari?
Il sole può creare una pigmentazione irreversibile della cicatrice sovrapponibile ad un tatuaggio vero e proprio, impossibile poi da correggere. Pertanto a tutti i pazienti con cicatrice fresca si proscrive l’esposizione ai raggi solari. Nei casi più limitati, si consiglia l’applicazione di uno schermo a protezione totale per almeno tre mesi. La continua applicazione di crema idratante renderà la cicatrice più morbida.

Quando potrò riprendere l’attività fisica?
In chirurgia plastica, per lasciare minor segno, si usano dei punti di sutura molto sottili, questi essendo meno resistenti richiedono particolare attenzione da parte dei pazienti. In particolar modo, si raccomanda di non bagnare la ferita e di non svolgere attività fisica pesante per un periodo indicativo di circa due settimane. In ogni caso, il periodo di convalescenza è legato alla sede anatomica della cicatrice; quanto maggiore è la tensione, tanto più lungo sarà il periodo di recupero.

Cos’è una cicatrice instabile?
Con questo termine si indica una degenerazione della cicatrice verso forme displasiche o tumorali. In particolar modo citiamo l’ulcera di Majolin che non è altro che una trasformazione della stessa verso un carcinoma spinocellulare. Quando ciò succede va trattata come un tumore maligno vero e proprio. Qualsiasi variazione di forma di una cicatrice o la comparsa di ulcere, sanguinamenti, prurito o dolore, devono essere elementi che devono indurre ad una visita specialistica.

Cos’è una cicatrice retraente?
Le cicatrici nel tempo possono subire moltissime variazioni, dalla regressione spontanea al cheloide, degenerazione neoplastica o vera e propria retrazione. In questi casi le fibre cicatriziali si organizzano in modo tale da divenire un cordone molto duro che traziona sui tessuti sani limitrofi causando nei casi più estremi un vero e proprio impaccio funzionale all’utilizzo della zona interessata. Di frequente tale fenomeno si verifica negli esiti di ustione profonde al collo od in prossimità delle articolazioni. In questi casi l’unica valida terapia è la chirurgia che prevede l’esecuzione di plastiche a Z, innesti cutanei o inserimento di espansori tissutali per ridurre le superfici cicatriziali o modificarne la disposizione.


E le cicatrici introflesse ?
Utile si sta rivelando l’uso del lipofilling (vd. Lipofilling) per il trattamento delle cicatrici soprattutto quando il loro esito determina una introflessione rispetto ai tessuti limitrofi: tale metodica consiste nell’iniettare al di sotto e nelle cicatrici del tessuto adiposo autologo, cioè prelevato dal paziente stesso con cannule da liposuzione: tali adipociti, separati dalla componente ematica e sierosa per centrifugazione, contengono una notevole quantità di cellule staminali e di fattori umorali di crescita (grow factors) che iniettati in sede sono in grado di trasformarsi in nuove cellule adipose mature, dando turgore e volume alla sede di inoculo, e di migliorare la qualità dei tessuti esistenti.